Il figlio mio dov'è? La processione antelucana della desolata a Teramo

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L’affannosa peregrinazione della Madonna dietro Gesù abbraccia idealmente tutta la città perché il corteo visita le chiese cittadine che espongono il Santo Sepolcro.

Nel ciclo liturgico delle processioni pasquali, a Teramo oltre a quella pomeridiana più tradizionale, si svolge la processione antelucana che è unica in Abruzzo. Inizia alle quattro di mattina del Venerdì Santo e termina alla prime luci dell’alba.

Negli ultimi tempi, è a tutti noto quanto gli eventi tellurici abbiano molto compromesso il tessuto edilizio del centro storico e non solo. Per questo motivo, attualmente la processione si è adeguata a percorrere tratti della città diversi dall’antico percorso.

Lo spazio temporale, nel quale si svolge il sacro corteo è strettamente legato al momento della ricerca del Figlio da parte di Maria. La processione è definita «antelucana» perché N IL FIGLIO MIO DOV’È? LA PROCESSIONE ANTELUCANA DELLA DESOLATA A TERAMO inizia, come si è prima detto, alle quattro del mattino e si ripete con la stessa ritualità e lo stesso fervore dal secolo tredicesimo quando pare fu istituita.

L’affannosa peregrinazione della Madonna dietro Gesù abbraccia idealmente tutta la città perché il corteo visita le chiese cittadine che espongono il Santo Sepolcro. La triste e dolente peregrinazione della Madonna alla ricerca del Figlio, senza trovarlo, individua il senso di angoscia tanto che il titolo dato alla Santa Madre è quello di Desolata, termine che simboleggia e riassume tutta la desolazione di una ricerca senza esito.

Nel passato, poiché in quel periodo liturgico le campane erano legate, il risveglio notturno che anticipava la processione era dato dal secco e cupo rumore della “troccola”; come è noto si tratta di uno strumento “a tabella”, così lo definisce Gennaro Finamore, che veniva azionato dal movimento circolare della mano di colui che aveva il compito di attraversare, verso le tre di notte, la città per avvertire i fedeli che avrebbero partecipato al mesto corteo.

La soppressione di due chiese: quella di San Matteo il cui edificio è stato alienato nel 1940 e quella della Misericordia, sconsacrata e dedicata ai Mutilati delle guerre (ora utilizzata come sala per conferenze e riunioni) ha modificato, da tempo, l’antico percorso.

Dal 2004 è stata soppressa anche la sosta presso la cappella di Sant’Antonio Abate dell’ospedale psichiatrico ormai definitivamente chiuso. Fino al 2008 il corteo partiva dalla chiesa di Sant’Agostino. Nel 2009, a causa del sisma dell’Aquila, questa chiesa è stata chiusa e la partenza avviene dalla Cattedrale per raggiungere dapprima la parrocchiale del Cuore Immacolato di Maria (che sostituisce San Matteo) in piazza Garibaldi.

Ridiscende per Corso San Giorgio e, prima di raggiungere Porta Romana, ogni anno sceglie un percorso a rotazione che abbraccia i vicoli più antichi del centro; quindi sosta nella chiesa di San Domenico e poi nella parrocchia dello Spirito Santo in Largo Proconsole.

Arriva alla chiesa del Carmine attraversando via Stazio e, uscendo dalle antiche mura cittadine, raggiunge il Santuario della Madonna delle Grazie. Nel percorso di ritorno attraversa Porta Reale, percorre corso De Michetti fino alla chiesa di Sant’ Antonio.

Passa per via Palma tagliando per gli stretti vicoli dell’antico centro e sostando nella chiesa dell’Annunziata. Infine prosegue verso la Cattedrale, dove si conclude mentre; una volta, rientrava nella chiesa di Sant’Agostino.

Melodie struggenti, i cosiddetti «pianti della Madonna» accompagnano tutto il percorso per la durata di tre ore e mezza circa. I testi dei canti si ripetono da anni e anni; in alcuni casi si tratta di antiche “laudi”.

Un informatore riferisce che quelli cantati ancora oggi sono invariati da più di mezzo secolo. La buona volontà dei parroci ha fatto in modo che si creasse una miscellanea di melodie che accostano canti famosi quali lo «Stabat Mater» o «Adoramus Te, Christe», ad alcuni meno noti.

Si cantano il lamento e la sofferenza della Madre prima della morte del figlio, altri descrivono la passione sulla croce e il dolore della morte. La processione antelucana è stata sempre organizzata dalla Confraternita dei Cinturati costituita a Teramo nel 1262 e impegnata, sul territorio, in incarichi sanitari e assistenziali.

Allo stesso periodo si fa risalire l’origine del corteo. I Cinturati avevano la loro sede presso la chiesa di Sant’ Agostino ed erano stati preceduti da un’altra confraternita, quella dei Disciplinati della Morte e di Santa Maria del Soccorso.

La Confraternita aveva un proprio abito che veniva indossato in occasione sacre; i confratelli si presentavano vestiti di ruvido sacco e incappucciati; in seguito fu aggiunta (fine ‘700) una mantellina nera bordata in argento sulla quale erano ricamate la conchiglia e la doppia croce; diversi tipi di bordature e ricami distinguevano gerarchicamente i gradi dei confratelli: priore, vice priore, capitano e semplici.

Col passare del tempo, la Confraternita dei Cinturati si impoverì di confratelli, pur restando ancora presente lo statuto. Oggi quella del Suffragio, che ha la sede nella chiesa dell’Annunziata, organizza la processione antelucana e quella del Cristo Morto.

Nel passato, soltanto la nuda croce (simbolo unico come agli albori delle prime rappresentazioni) inizialmente caratterizzava il corteo del popolo e dei confratelli che, cantando lo «Stabat Mater», giravano per la città ancora addormentata richiamando tutti i partecipanti ad un mesto e sentito raccoglimento.

Ancora oggi la croce disadorna e senza decori si differenzia da quella che sfilerà nella sequenza dei simboli pomeridiani, a cui viene aggiunto un drappo bianco che ricorda quello usato per avvolgere Cristo nella deposizione.

Col passare del tempo alla processione antelucana fu aggiunta la statua della Madonna (primi anni dell’800); con tale particolarità il corteo fu considerato come la rappresentazione della triste ricerca del Figlio da parte della Madre.

L’antica statua aveva il volto in cera dall’espressione dolente, vestita in modo semplice. Nella metà degli anni ‘50 del secolo scorso, un’altra scultura in legno, eseguita dallo scultore Morodor di Ortisei, sostituì la precedente statua che risultava ormai rovinata.

La Madonna attuale è vestita di nero con abiti modesti. All’inizio erano gli appartenenti alla Confraternita a portare la statua; essi indossano la mozzetta nera su tunica bianca. La partecipazione delle donne, che abbigliate di nero si aggregavano al mesto corteo, fece sì che queste si alternassero ai confratelli nel portare la Madonna.

La presenza delle donne vestite a lutto divenne significativa tanto da poter parlare, in divenire, di una processione al femminile. Infatti, risulta intensa la connessione tra la rappresentazione sacra, che ricorda la sofferenza della Madre, e il loro coinvolgimento ad un dolore che non può essere compreso se non da tante «madri» accomunate dalla pena e dalla preghiera.

Alcune di loro si sottopongono alla grave fatica del trasporto (la statua pesa circa 70 Kg) per richiesta di un voto o per ringraziamento, in turni di quattro alla volta; in tutti i casi, ognuna di loro conosce la motivazione che le spinge a questo sacrificio.

Il corteo si snoda per la città secondo un ordine prestabilito: la nuda croce precede un gruppo di partecipanti che sfilano muniti di candele e ceri votivi, segue il coro, poi la schiera delle portatrici della statua che, insieme ai confratelli, in momenti prestabiliti porteranno il fercolo.

Dietro di essi vi sono il sacerdote ed il Vescovo che precedono l’immagine sacra, poi incedono i numerosi fedeli. Durante le soste entrano nella chiesa soltanto la Madonna e il coro che intona il canto «Adoramus Te, Christe».

Per coloro che seguono nel corteo, è di grande impatto emotivo raggiungere le chiese illuminate e ascoltare dalla via i canti intonati in chiesa mentre il buio della notte lascia il posto al chiarore dell’alba. Fino a qualche anno fa, uno dei momenti di maggior suggestione e malinconia del percorso era la sosta della processione nella chiesa di Sant’ Antonio Abate dell’ospedale psichiatrico; nelle ultime ore della notte, fra canti di dolore e fioche luci delle candele, le urla dei malati di mente rompevano l’equilibrio del corteo con allucinate richieste di grazia.

Nel 2017, alla chiesa di Sant’Agostino chiusa da tempo, se ne sono aggiunte altre, messe in sicurezza a causa degli ultimi noti accadimenti tellurici, ma la processione della Desolata continuerà nonostante tutto, segnando il divenire storico di Teramo.