La settimana Santa di Aggius (Sassari)

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Le processioni e i riti sono accompagnati dal canto salmodiante delle confraternite e dai cori tradizionali. Ad Aggius sono presenti e molto attive due confraternite: quella di Santa Croce e quella del Santissimo Rosario.

Aggius è uno dei pochi comuni in Gallura ad aver conservato le antiche tradizioni dei riti della settimana santa. Durante questo periodo il paese si trasforma idealmente in Gerusalemme: le vie del centro storico si riempiono di fedeli, mentre le confraternite indossando il saio tradizionale, danno vita a processioni ricche di spiritualità.

Dalla Domenica delle Palme alla Pasqua di Resurrezione, si susseguono ritualità paraliturgiche popolari espresse in forme teatrali, derivante secondo gli studiosi, da sacre rappresentazioni, in parte originarie, dalla tradizione ligure prima e poi da quella spagnola.

Nei giorni della Settimana Santa, nelle granitiche chiese galluresi oppure, all’aperto, sui sagrati, si susseguono messe e processioni che, nella suggestiva oscurità della sera, producono un’atmosfera di mestizia e, nello stesso tempo, di compartecipazione collettiva al dolore per la rappresentazione della morte di Cristo.

Le processioni e i riti sono accompagnati dal canto salmodiante delle confraternite e dai cori tradizionali. Ad Aggius sono presenti e molto attive due confraternite: quella di Santa Croce e quella del Santissimo Rosario.

L’Arciconfraternita di Santa Croce risale al 1709, quella del Rosario si è costituita nel 1727; sono entrambe molto importanti e, sin dalla loro costituzione, ininterrottamente collaborano garantendo la continuità e genuinità dei canti paraliturgici della tradizione.

La domenica delle palme apre i riti della Chita Santa aggese. Davanti al sagrato della chiesa del Rosario i confratelli preparano le palme e i rami di ulivo da distribuire. Dopo la benedizione i fedeli convenuti si dirigono verso la parrocchiale di Santa Vittoria accompagnati dal canto dei cori che intonano “Hosanna Filio David” e “Pueri Ebreorum“.

Arrivati alla chiesa trovano la porta chiusa; i due cori, uno all’interno ed uno all’esterno, si alternano nell’esecuzione del “Gloria Laus et Honor”. Soltanto dopo aver bussato per tre volte le ante della porta si spalancano ed il sacerdote che, in quella fase rituale personifica Gesù, entra trionfalmente in chiesa; nella trasposizione scenica e simbolica, essa rappresenta Gerusalemme che accoglie e acclama Cristo che procede accompagnato della folla di fedeli.

In questa fase rituale, così come avviene in tutte le chiese, le statue sono velate, gli arredi ridotti al minimo; quest’aspetto, come è noto, nella liturgia ufficiale vuole sottolineare un momento in cui viene esaltata la centralità di Cristo.

Mercoledì notte tutte le luci dell’illuminazione pubblica vengono spente; con l’atmosfera quasi buia si procede con fiaccole per illuminare le stazioni della via Crucis, situate in punti prestabiliti nel centro storico.

Con la rappresentazione rituale dei diversi momenti della via Crucis la processione ripercorre simbolicamente il cammino di Cristo verso il Golgota. Nelle stazioni i cori eseguono diversi canti: il Miserere e lo Stabat Mater; vengono cantati in alternanza dai due cori tradizionali durante le soste alle stazioni.

Durante gli spostamenti da una stazione all’altra le esecuzioni dei due canti avvengono in base all’andamento delle processioni e all’ambito in cui si ritrovano i cori. Come è previsto dalla liturgia ufficiale il giovedì santo apre i riti del “triduo sacro” con la messa in Coena Domini, la lavanda dei piedi e l’esposizione dei “sippulchi” (piatti con chicchi di grano germogliato al buio) che costituiscono l’unico ornamento delle chiese ormai disadorne in segno di penitenza.

La pratica liturgica prevede che la comunità ecclesiale sia in lutto coprendo tutto, legando le campane e spegnendo anche il fuoco della lampada della chiesa; il venerdì santo i ragazzi annunciano gli orari delle funzioni religiose con il suono di Matracchi (battole), baronighi, riurau.

Come è previsto dalla liturgia, la solenne azione rituale si apre con la lettura ed il canto del Passio secondo Giovanni che viene intonato dal solista che fa la parte dello storico. Le parole del Cristo sono cantate dal sacerdote celebrante.

Seguono le risposte degli apostoli e della folla rappresentata dal coro. Il rituale continua con il canto dell’“Epistola beati Paoli Apstoli ad Ebraeos”. Quando il rito giunge all’adorazione della Croce vengono cantati i rimproveri del Cristo agli ebrei, i cosiddetti “Improperia “Popule meus, quid fecit tibi? “; infine, segue il canto del Vexilla regis con lo struggente versetto del solista “O Crux ave spes unica”.

È già giunto il buio della sera quando muove la mesta processione con il Cristo in croce accompagnato dalla statua della Madonna addolorata. Durante il corteo si visitano i sepolcri allestiti nelle diverse chiese del paese; intanto i cori si alternano nei canti del Miserere e dello Stabat Mater.

Al rientro in parrocchiale il sacerdote procede all’omelia della morte del Signore, mentre due confratelli di Santa Croce, che rappresentano rispettivamente Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea, procedono allo schiodamento e quindi alla deposizione del Cristo dalla croce, ovvero in parlata gallurese sgramentu (schiodamento); dal canto loro i fedeli, in silenziosa preghiera, ascoltano il coro che intona il Miserere solenne. In chiesa si diffonde un clima intenso e commovente; il solista esegue uno struggente e devotissimo Tibi soli peccavi.

Pochi passi separano la parrocchiale dall’oratorio di Santa Croce dove il Cristo morto è deposto in una lettiga alla fioca luce dei lumini, avvolto da una sindone di lino e pizzo bianco. Il sabato santo è il giorno del silenzio e della muta preghiera, i riti sono sospesi nell’attesa del lieto annuncio nella solenne veglia pasquale dove ci sarà la benedizione del fuoco e dell’acqua battesimale; infatti, la luce del cero e tutta la simbologia del fuoco porta alla Resurrezione del Cristo che, in questo modo, simboleggia la luce del mondo redento dal peccato.

La domenica della resurrezione due processioni, una con il simulacro della Madonna muove dalla chiesa del Rosario, accompagnata dalla Banda Musicale, l’altra parte dall’oratorio di Santa Croce con la statua del Cristo Risorto; entrambe le statue si avviano alla piazza principale del paese per l’intoppu (l’incontro).

È una fase importante; in questo momento solenne i cori eseguono il canto più bello dell’intero repertorio aggese: il Regina Coeli con il solenne Alleluia trionfale. Subito dopo i due cortei uniti in un’unica processione vanno verso la Parrocchiale per la solenne funzione di Pasqua; quindi i cori intonano Kyrie, Gloria, Credo, Santus e Agnus Deii, in un clima gioioso e di festa, in quanto Gesù è risorto.

I simulacri del Cristo risorto e della Madonna restano nella parrocchiale sino alla domenica in Albis, quindi, dopo la messa, vengono riaccompagnati nei rispettivi oratori dalle confraternite, mentre i cori eseguono il Regina Coeli. Alla conclusione dei vari momenti rituali i confratelli si salutano con l’augurio “A un alt’annu meddu” Deu la Fazzia” (a l’anno prossimo se Dio Vuole.).

Oltre alla simbologia descritta fin qui, che più o meno è comune a tutti i luoghi dove ancora oggi la settimana santa è molto sentita e seguita, si può notare che ad Aggius la centralità nell’azione liturgica, sia delle confraternite e sia dei cori tradizionali, presenta fasi spettacolari e fortemente teatrali espresse dalla qualità delle diverse esecuzioni dei cori; queste sono particolarmente valutate dai fedeli che, in tale occasione, costituiscono il pubblico giudicante.

Infatti, ai cori la comunità affida la delega di rappresentanza per le occasioni rituali e cerimoniali; nel paese, l’esecuzione e la buona riuscita o meno dei vari canti è motivo di discussione per un anno intero.

Come è noto, nelle piccole comunità risulta più intenso e più partecipato il formarsi delle micro culture. Pertanto, le confraternite ed i cori non possono essere considerati come un insieme di individui intenti a perpetuare tradizioni del passato aventi come tratto comune la frequentazione della chiesa, ma sono il cuore pulsante di una comunità che conosce bene le risorse della vita sociale sia religiosa, sia politica ed inoltre le sa mettere in gioco.

Sono queste piccole entità, infatti, che rappresentano, nell’azione liturgica, tutta la comunità e ne sentono la responsabilità il giorno del venerdì santo quando, in un silenzio tombale, il solista intona il Tibi soli peccavi; è in quel momento che si esprime tutta la devozione e la pietà popolare che si trasforma in gioia la mattina della domenica di Pasqua, quando di fronte a tutto il paese, nella piazza principale, il solista accompagnato dal coro intona il Regina Coeli.