Omaggio della F.IT.P. a Padre Pio

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“Omaggio a Padre Pio” è una delle manifestazioni di punta della Federazione Italiana Tradizioni Popolari, cresce e si apre al Mondo. A San Giovanni Rotondo l’incontro dal titolo “Dialoghi Interreligiosi nella Terra di San Pio”. Nella giornata di sabato 24 novembre, dire che si è tenuto un incontro/dibattito sul dialogo tra religioni, è davvero diminutivo. Infatti, si è iniziati a costruire un ponte con fondamenta e piloni indistruttibili e dalla portata immane. Una delle grandi opportunità e principale scopo della Federazione, è proprio abbattere le diversità e porre al centro le cosiddette tradizioni popolari che, senza ombra di dubbio aggregano, abbattono barriere invalicabili per la politica, rendono partecipi e donano allegria e spiritualità senza eguali.

Una platea di relatori, di più religioni che ha saputo interporsi allo scetticismo ed alla voglia di essere “unici”, che ha dato significato altissimo ad un incontro/dibattito diventato man mano un incontro “d’Incontro”, una forte stretta di mano, un incredibile gesto d’Amore verso “diversi” modi di pensare e di approcciare la religione... Ci si è fusi in un unico scopo, in un unico obiettivo: Abbattere le barriere culturali per ricostruire il vero senso dell’essere “l’Amore”.

Dorel Cosma, Presidendiale del Folklore, Beni Vasile e Feier Nicolae, padri della Chiesa Ortodossa Bizzantina, Antonio Cisternino, primario di urologia dell’Ospedale Casa del Sollievo di san Giovanni Rotondo, Pop Pahoxie, Giampiero Cannas, Santino Gitto, Gaetano Cusenza assessore alla cultura della provincia di Foggia, Costanzo Cascavilla, sindaco di San Giovanni Rotondo, Benito Ripoli, presidente della Federazione Italiana Tradizioni Popolari, promotrice dell’incontro, coordinati dal prof. Mario Atzori già docente dell’Università di Sassari, esperto in antropologia e conoscitore indiscusso delle tradizioni e delle diverse religioni mondiali, hanno dato il via ad un incontro che man mano ha invaso la platea di visibile interesse tanto da suscitare un dibattito dai toni fortemente culturali e di notevolissimo spessore scientifico. Da molti anni, in Italia, la realtà delle religioni non cristiane si è fatta vicina. Fino ad alcuni decenni fa per conoscere l’Islam, o l’Induismo, o il Buddhismo bisognava affrontare un viaggio, imparare lingue diverse e immergersi in una realtà molto lontana da quella in cui viviamo. Oggi possiamo dire che le religioni del mondo sono venute ad abitare in casa nostra. Questo è avvenuto perché lo straordinario progresso delle comunicazioni ha reso più facile e veloce scambiare idee, pensieri, abitudini e mode da un angolo del mondo all’altro, annullando distanze di migliaia di chilometri. Ma soprattutto perché da tempo il nostro Paese è un luogo di accoglienza per migliaia di immigrati che vengono in Italia dal sud e dell’est del mondo. Questa nuova realtà ci stimola a fare maggiore attenzione alle diverse religioni presenti nelle nostre realtà, sia a quelle “arrivate da poco”, sia a quelle che già da moltissimi secoli sono parte integrante della storia e della cultura italiana: l’ebraismo, le chiese cristiane diverse da quella cattolica. Purtroppo, però, l’Italia non è ancora veramente attrezzata per accogliere tutte queste diversità e spesso siamo portati a considerarle più come una minaccia che come una risorsa.

La paura nasce dalla non conoscenza. E, chi meglio della Federazione Italiana con quella Mondiale delle Tradizioni Popolari, scrigni e custodi di quello che è l’essenza della vita, di quello che è il modo più genuino di vivere poteva gettare le basi, il seme, per un dialogo interreligioso al solo scopo di unire e non disgregare?

Quando non si conosce l’altro ci si lascia guidare dai luoghi comuni e dalla diffidenza non si può essere obiettivi e serenamente partecipe alla vita propria e quella degli altri. La delicata situazione internazionale, la paura del terrorismo, il linguaggio spesso approssimativo dei mass media purtroppo non fanno che erigere ulteriori barriere di reciproche incomprensioni. In questo momento è molto importante fare uno sforzo per superare i propri pregiudizi e andare al di là degli slogan e delle etichette. Per vivere insieme in pace, la tolleranza non basta. Rispettare gli altri non è solo lasciarli tranquilli. È anche inte-ressarsi a loro, conoscerli. Per far questo è necessario dotarsi di nuovi strumenti di comprensione. In passato i rapporti con le altre religioni erano una questione piuttosto teorica, che si poteva anche lasciare ai teologi e agli specialisti. Ora, si impone sempre più spesso nella vita di tutti i giorni. Come tutte le novità può creare qualche difficoltà, ma è soprattutto un’opportunità straordinaria di arricchimento e di apertura. Grazie a chi vive le differenze culturali ogni giorno e che, però, crea ponti e ne fa tesoro per una vita decisamente migliore, si è pensati, studiati, messi in gioco per organizzare un incontro di dibattito sull’interreligiosità.

Che cos’è il dialogo interreligioso? L’etimologia della parola “dialogo”, dal greco dialogos, ovvero discorso (logos) fra (dia) due persone, non può non implicare l’incontro con l’altro. La Chiesa Cattolica definisce quattro forme di dialogo interreligioso: 1) Il dialogo della vita, dove le persone si sforzano di vivere in uno spirito di apertura e di buon vicinato, condividendo le loro gioie e le loro pene, i loro problemi e le loro preoccupazioni umane; 2) il dialogo delle opere, in cui tutti i credenti collaborano attivamente per promuovere valori comuni (libertà, giustizia, sviluppo); 3) il dialogo degli scambi teologici, dove gli esperti cercano di approfondire la comprensione delle loro rispettive eredità religiose e di apprezzare i valori spirituali gli uni degli altri; 4) il dialogo dell’esperienza religiosa, dove persone radicate nelle proprie tradizioni e fedi religiose condividono le loro ricchezze spirituali. È un orizzonte esistenziale che riguarda la preghiera, la contemplazione, la fede e le vie della ricerca di Dio e dell’Assoluto”. Il dialogo delle opere e il dialogo della vita, a differenza degli altri due che riguardano “esperti” e “persone radicate nelle proprie tradizioni religiose” coinvolgono tutti i cittadini, in quanto tali, credenti e non. Coltivare un atteggiamento di dialogo, di apertura, di conoscenza, di rispetto implica anche la possibilità di fare leva su un terreno di relazioni positive per realizzare progetti comuni.

Le religioni non sempre hanno dialogato tra loro; la storia ci insegna che si sono combattute non poche guerre e sacrificate non poche vite in nome di Dio, qualunque esso fosse. Per dialogo interreligioso perciò spesso si intendono gli incontri tra i “grandi della terra”, che cercano di mediare situazioni di conflitto, o tra rappresentanti di istituzioni religiose differenti che si scambiano abbracci e parole di fratellanza. Gli Stati dell’Unione Europea da tempo sottolineano il ruolo positivo che il dialogo tra le fedi può svolgere all’interno delle loro società e la sua capacità di porsi come mezzo di pace in Europa e ai suoi confini, in particolare nell’area del Mediterraneo, la cui stabilità dipende anche dalla possibilità di convivenza tra religioni diverse.

Nell’Italia di oggi, in cui, attraverso le migrazioni e la globalizzazione, il mondo si mostra in tutte le sue sfumature culturali, etniche e sociali, il dialogo interreligioso acquisisce un’ulteriore valenza. E come spesso rimarcato dal prof. Mario Atzori, indiscusso artefice di una giornata memorabile, esso diventa un’esigenza dettata dall’aumento delle occasioni di incontro e degli spazi comuni. Non è pura teoria ma vera e propria pratica sociale. Il pluralismo religioso è una realtà, non una scelta. La scelta sta nel decidere se prendere semplicemente atto dell’esistenza di altre religioni o se conoscerle e viverle, tra differenze e cose in comune, tra ciò che allontana e ciò che avvicina. Solo dopo una reale conoscenza reciproca è possibile abbattere gli stereotipi.

È un percorso che parte dalla propria identità, perché per condividersi, senza paura, bisogna sentirsi sicuri delle proprie radici. Il dialogo interreligioso avviene innanzitutto fra persone, non fra religioni, dottrine o sistemi.

Il dialogo si fa con le esperienze, attraverso la condivisione di un racconto, un canto, una preghiera, una danza, una cena, un digiuno, un silenzio. Per fare questo è innanzitutto necessaria un’educazione al dialogo, che ci consenta di “guardare” e “ascoltare” davvero l’altro. La Federazione ha così inteso applicare ed applicarsi per un processo molto faticoso. Iniziare un viaggio nelle differenze e soprattutto dentro se stessi.

Mettere in discussione le proprie categorie mentali e le proprie idee di mondo. A volte ci sono limiti invalicabili, esperienze che non possono essere condivise. Altre invece ci si accorge di quanto simili e intrecciati siano i valori, i percorsi, le storie. Una cosa è certa: da questo viaggio si torna sempre più ricchi di emozioni e più poveri di pregiudizi. E allora, perché no? Il dialogo interreligioso unitamente al dialogo interculturale è considerato nei documenti dell’Unione Europea una pratica fondamentale per “dare un contributo significativo allo sviluppo di una “società libera, ordinata e coesa”, che sappia “superare l’estremismo filosofico e religioso, gli stereotipi e i pregiudizi, l’ignoranza e l’indifferenza, l’intolleranza e l’ostilità, che anche, nel passato, recente sono stati causa di tragici conflitti e di spargimento di sangue in Europa”. L’esperienza, le parole di Nicolae, padre Ortodosso, la voglia di mostrarsi sempre così come si deve essere, univoci all’Amore, l’esperienza del Dott. Antonio Cisternino, primario nel reparto di urologia dell’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo“ che ha rimarcato la voglia di essere aggrappati sempre e comunque alla vita con ogni mezzo tra cui la fede, le sapienti nozioni dettate dall’esperienza decennale di Gaetano Cusenza, la razionale interpretazione dell’incontro da parte del Sindaco Cascavilla, l’emotiva partecipazione della platea che ha manifestato e sperimentato quanto queste persone abbiano da dare a chi è disposto a incontrarli e ascoltarli, imparando ad apprezzare la molteplicità e la ricchezza delle differenze, hanno resa unica una mattinata dal tempo incerto e dalla voglia di vagare nel più profondo dei mari che euristicamente è la nostra vita. Scoprire che una religione è una realtà “complessa” e variegata, che non si può comprendere accontentandosi di leggere qualche paragrafo è la sintesi. La sintesi per poter aprirsi ad un vero dialogo tra persone e non tra religiosi, tra amori e cuori diversi ma della stessa natura profonda e piena di Amore e Vita Vissuta.

Il primo passo è stato fatto, il seme germoglierà presto e la Federazione Italiana Tradizioni Popolari, sarà sempre lì, attenta, pronta a curarlo e a raccogliere il frutto.