Ripartire dalla cultura… per guardare al futuro

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In questo momento di crisi internazionale, che imperversa da ormai un decennio e con la caduta verticale dei partiti, il Governo da poco insediatosi, dovrà dare delle risposte e, in primis, quale ruolo conferire alla tutela e valorizzazione dei Beni culturali e paesaggistici del nostro Paese. La Federazione Italiana Tradizioni popolari rifiuta l’idea che la Cultura sia un costo improduttivo da tagliare in nome di un malinteso concetto di risparmio, come ebbe a dire un Ministro di infausta memoria. Al contrario, crediamo fermamente che il futuro dell’Italia dipenda dalla centralità accordata all’investimento culturale, da concretizzare attraverso strategie di ampio respiro, accompagnate da interventi di modernizzazione e semplificazione burocratica.

Rilancio della Cultura… intesa come promozione della produzione creativa e della fruizione culturale, tutela e valorizzazione del patrimonio, sostegno all’istruzione, alla ricerca scientifica, centralità della conoscenza, valorizzazione delle capacità e delle competenze.

Ripartire dalla Cultura… significa creare le condizioni per una reale sussidiarietà fra Stato e autonomie locali, fra settore pubblico e terzo settore, fra investimento pubblico e intervento privato.

Guardare al futuro significa credere nel valore pubblico della cultura, nella sua capacità di produrre senso e comprensione del presente, per l’avvio di un radicale disegno di modernizzazione del Paese.

La crisi economica e la conseguente riduzione dei finanziamenti stanno mettendo a dura prova l’esistenza di molte istituzioni, con gravi conseguenze sui servizi resi ai cittadini e sul futuro dei giovani specificamente preparati ma senza possibilità di riconoscimento professionale.

Per queste ragioni il mondo del Folklore (e dei giovani tutti), chiede che l’azione del Governo e del Parlamento, si orienti all’attuazione delle seguenti priorità:

•    Promuovere e riconoscere il lavoro giovanile;

•    Investire sugli istituti culturali (FITP etc.), sulla creatività e sull’innovazione;

•    Modernizzare la gestione dei Beni culturali;

•    Avviare politiche fiscali a sostegno dell’attività culturale.

Si approfondisca il dibattito sul futuro della Cultura e sul soggetto istituzionale che dovrà rappresentarla nella speranza che, il Governo, riconosca al Ministero, una volta per tutte, un ruolo determinante conferendogli le necessarie risorse economiche. Da tutto il mondo si riconosce all’Italia il suo inestimabile patrimonio, storico, artistico e paesaggistico. La sua azione di tutela e valorizzazione, potrebbe offrire occupazione giovanile e economia del territorio. Si deve, quindi, restituire una centralità strategica, nella politica di sviluppo dell’Italia, al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, (si ripristini il “TAVOLO NAZIONALE” con la FITP protagonista), senza pregiudicarne l’allargamento di competenze ma operando con l’Amministrazione esistente. Rafforzare l’insostituibile ruolo delle Soprintendenze e delle loro Direzioni regionali, dotandole di un regolamento tecnico nuovo, quello esistente è del preistorico 1913. è necessario raccordare quindi, in modo organico, ricerca storica e scientifica, misure tecniche di monitoraggio e salvaguardia e progetti di manutenzione preventiva e programmata. Si rafforzi il ruolo del patrimonio culturale, che è costituito dai Beni culturali e dal paesaggio, non considerandolo un ostacolo allo sviluppo ma un presidio per la tutela ed un protagonista nel processo di valorizzazione. Si incentivi il ruolo propulsore del Ministero nei confronti delle Regioni, perché provvedano ad emanare leggi quadro sulla valorizzazione dei Beni culturali, previste dalla riforma del titolo V della Costituzione.

Si realizzino le su dette priorità e si perseguino i seguenti obiettivi:

•    Riportare i finanziamenti per le attività e per gli istituti culturali;

•    Dare vita ad una strategia nazionale per la lettura, che valorizzi la produzione editoriale di biblioteche, scuole e librerie indipendenti;

•    Incrementare i processi di valutazione della qualità della ricerca e della didattica;

•    Promuovere sgravi fiscali per le assunzioni di giovani e salvaguardare le competenze scientifiche;

•    Promuovere creazione di istituzioni culturali, soprattutto nelle aree che ne sono prive (al Sud);

•    Riorganizzare e snellire la struttura burocratica del MIBAC;

•    Potenziare l’insegnamento delle discipline artistiche e musicali nelle scuole primarie e secondarie.

La nostra identità nazionale si fonda, indissolubilmente, su un’eredità culturale unica al mondo, che non appartiene solo ad un passato da celebrare ma è un elemento essenziale per vivere il presente e preparare un futuro di prosperità economica e sociale, fondato sulla capacità di produrre nuova conoscenza e innovazione. Apologia del “presente” di Sant’Agostino.