Breve profilo di Pulcinella

Grazie alle trasgressioni di Pulcinella, la cultura dilata i confini della sua umanità e si confronta o si appropria di modi diversi di stare al mondo.

Pulcinella nacque come maschera della Commedia dell’ Arte a Napoli, nel 1609, per opera di Silvio Fiorillo, che ne fece il protagonista comico della commedia La Lucilla costante, imprimendogli i tratti che sarebbero diventati le costanti fondamentali della sua figura fino ai nostri giorni, ambiguamente costruita su un sistema di opposti : la scempiaggine dello sciocco e le trovate sorprendenti dell’ uomo astuto, la stolidezza e l’ astuzia, la virilità e l’ effeminatezza, la vittima e l’ aggressore, la fame e la golosità, gli eccessi del trasgressore e l’ equilibrio del saggio.

Queste contraddizioni nella coscienza del pubblico e dei lettori si ricompongono in una unità dialettica (le botte che la maschera prende sono il risvolto punitivo di quelle che dà, la sua effeminatezza è la punizione della sua virilità senza pudore, e così via).

Grazie alle trasgressioni di Pulcinella, la cultura dilata i confini della sua umanità e si confronta o si appropria di modi diversi di stare al mondo. Pulcinella diventa, soprattutto a Napoli e a Roma, il protagonista del teatro dell’ Arte, di cui sono note le caratteristiche: improvvisazione, plurilinguismo, libertà linguistiche, protagonismo degli attori, teatro del corpo, sviluppo ossessivo di alcuni grandi temi (il cibo la donna e il denaro, la parodia del gusto barocco e del purismo linguistico, ecc.), e il nomadismo delle compagnie comiche facilita la sua diffusione nelle regioni italiane, in modo particolare a Roma e a Venezia, e quasi contemporaneamente in Francia, dove, integrandosi nella cultura francese, diventa Polichinelle, e in Inghilterra, dove dà vita a una versione originale del modello italiano rappresentata dal teatro di Poncinello, poi Punch.

In Italia esclusivamente a Roma si sviluppa per circa un secolo la commedia “ridicolosa” ad opera di attori dilettanti dei ceti colti, che operano nei collegi e nei teatri privati, dove riproducono gli spettacoli dei comici dell’ Arte, con la loro tendenza alla rappresentazione dei lati proibiti della vita umana, ma modificano la tradizione dell’ Arte, perché sostituiscono ai canovacci pulcinelleschi i testi scritti, rafforzando il peso e il potere dell’ autore.

Nella seconda metà del Settecento, quando ha inizio il crepuscolo del teatro delle maschere, il commediografo napoletano Cerlone compie la napoletanizzazione di Pulcinella, tradizionalmente vissuto all’ interno di un cosmopolitismo minore, tipico della Commedia dell’ Arte.

Il Cetrulo ora invece accentua la sua identità napoletana, e diventa la maschera trionfante quasi esclusivamente nei teatri partenopei, simbolo della città e incarnazione della cultura napoletana e campana. Per arrivare a tanto Cerlone ha compiuto la prima “riforma” della maschera pulcinellesca, ridimensionando il suo lato amorale e anarcoide e facendone il portavoce del popolo per contestare gli abusi del potere, in sintonia con lo spirito innovatore degli anni del dispotismo illuminato.

Inoltre Cerlone, anche se costruiva le sue commedie a misura dell’ attore, ha determinato in maniera equilibrata il predominio dell’ autore, sedando le tensioni storiche tra le due figure. Nel Settecento si sviluppa la Commedia in musica di Pulcinella, con una varietà di generi (intermezzi, burlette, canzoni dialogate, canzone per i “carri”, opere buffe), tutti caratterizzati da una manipolazione colta di elementi della vita popolare, della tradizione della Commedia dell’ Arte e del folklore.

È il trionfo della musica, che fa della pulcinellata il controcanto ironico del melodramma. Nel corso del secolo successivo, quando al San Carlo si applaudiva l’ Opera europea, nel San Carlino con Pulcinella trionfava la sua parodia, la eccellente risorsa napoletana, con la quale Napoli si confrontava con la grande cultura europea per assimilare quello che di essa era compatibile col suo sistema culturale e per condannare il resto al dileggio.

Ma l’ Ottocento è anche il secolo in cui, per un verso, si realizza, per opera soprattutto di Altavilla e di Petito, una più radicale riforma di Pulcinella, che, senza cancellare del tutto le collaudate risorse della “macchina per ridere” che Pulcinella aveva costruito in oltre due secoli, comporta la riplasmazione della sua immagine secondo le nuove correnti di sensibilità influenzate dal moralismo della borghesia in ascesa e dal romanticismo.

Pulcinella diventa più costumato e civile, e tra le trovate ridicole dei lazzi e le chiacchiere spiritose si insinua l’ immagine del buffone infelice, del Pulcinella sofferente benefattore: la natura salvifica del buffone era già nella sua funzione di suscitare il riso a spese della sua diversità, ma ora questo dramma archetipico viene rivissuto e riproposto dalla parte della vittima, assumendone il peso della sofferenza.

Con la scomparsa di Petito si esaurisce il grande teatro interclassista di Pulcinella, che aveva compattato, su una base popolare, i diversi ceti sociali di Napoli per quasi tre secoli. La nuova borghesia gli preferisce Scioscammocca, e il Cetrulo trova uno spazio residuale nei teatrini di secondo ordine.

Eduardo De Filippo lo riportò qualche volta sulla grande scena, per affezione e per evocare le immense trovate sceniche e linguistiche della pulcinellata tradizionale, ma di fatto ne decretò la fine per ragioni esclusivamente ideologiche.

Solo a partire dagli anni Ottanta del secolo passato gli intellettuali napoletani più liberi dagli schemi ideologici hanno promosso il revival della maschera, che è tornata a invadere, anche in forme innovative, la vita napoletana.

Nato sulla scena del teatro, Pulcinella diventa quasi immediatamente, per un fenomeno di “discesa”, personaggio grintoso del teatro di figura come burattino e marionetta e maschera del Carnevale; il suo successo teatrale si riverbera nei rituali festivi e nella pratica dei mascheramenti, tra i quali egli diventa la figura più significativa.

La vita del Pulcinella del teatro e quella del Pulcinella del Carnevale si svolgono in maniera autonoma e parallela, ma in un rapporto incessante di scambi ed influenze reciproche. Nel Carnevale egli è quasi onnipresente come battistrada e come protagonista delle scene della Vecchia ‘o Carnevale, Il ballo dei Turchi, La Zeza, La socra e la nora, in cui si ripropone a livello popolare il conflitto tra vecchi e giovani, con la rappresentazione in chiave grottesca delle tensioni della vita familiare, che metteva a nudo, in una sorta di confessione pubblica dei peccati, le vergogne domestiche, esorcizzandole con l’ immancabile lieto fine, non senza l’ implicito invito a prenderne realisticamente atto e integrarle nel sistema familiare.

Domenico Scafoglio