Fuoco Sacro

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Candidata a Capitale Italiana della Cultura per il 2026, la cittadina di Agnone è un piccolo gioiello dell'entroterra molisano, cuore pulsante di un territorio incredibilmente ricco di storia, tradizioni e biodiversità. Famosa per l'arte millenaria delle campane, è anche lo scenario di una suggestiva manifestazione natalizia.

Il calore ardente che scioglie il metallo, rendendolo libero di trovare la sua forma. Le lingue rosseggianti delle torce che infiammano i cuori e il cielo notturno. Le braci nei focolari e sugli altari di antichissimi dèi. C’è un luogo magico che dal fuoco ha tratto ogni sua pietra, ogni suo concetto: Agnone, lingua di terra in altura fra i boschi dell’Alto Molise, in provincia di Isernia. Siamo a 830 metri di altitudine, 4.700 gli abitanti di questa cittadina che la tradizione vuole sorta sulle rovine dell’antica Aquilonia, centro dei Sanniti caduto sotto l’assalto di Roma nel 293 a.C.

Soprannominata “Atene del Sannio” per la sobria bellezza delle sue architetture, si può ben dire che Agnone ha forgiato la storia culturale e artigianale di un intero territorio. Celebre soprattutto per le sue campane, che portano il fregio pontificio, è sede della più antica fonderia artigianale, tempio della metallurgia d’autore creato mille anni fa dalla famiglia Marinelli.

 

Nel bronzo è incisa anche la Tavola Osca, testimonianza della lingua italica del III secolo a.C., che descrive un’area sacra a Cerere e alcune feste in suo onore. Rinvenuta in un podere della zona nel 1848, studiata da Theodor Mommsen e più volte passata di mano, nel 1873 finì al British Museum, mentre ad Agnone se ne conserva una copia; ma c’è chi sostiene che l’originale sia ancora in Molise e che a Londra sia esposto il duplicato (lo afferma l’architetto molisano Franco Valente, eclettico ideatore e narratore di luoghi). Comunque stiano le cose, la Tavola Osca si può ammirare nel complesso espositivo di Palazzo San Francesco, già convento dei Cappuccini, con le sue splendide scenografie di affreschi e di chiostri.

Se di queste arti non ci si stanca mai, altrettanto vale per la natura prodiga e aspra al tempo stesso, che cela un patrimonio di biodiversità qui particolarmente abbondante e prezioso. Sui pendii morbidi, primo annuncio della montagna, ondeggia l’erba verdissima dei pascoli che favoriscono la produzione di un latte generoso, dal sapore intenso: trasferito nelle mani sapienti dei casari, si trasforma in caciocavalli e scamorze che dai bastoni appesi in alto nei laboratori raccontano un’altra storia, quella di una genuinità sopraffina capace di stupire i palati più curiosi ed esigenti. E poi i confetti, i dolci, le prelibatezze zuccherine, i pani profumati, simboli di prosperità e di festa. Cedere alla tentazione è un omaggio alla tradizione, a quella cultura popolare che affonda le radici nei culti pagani e ha una delle sue espressioni più identitarie nella ‘Ndocciata: a dicembre (quest’anno il 09 e il 24) va in scena nelle strade del centro storico l’eccezionale sfilata di decine di fiaccole portate a spalla, in un gioco di chiaroscuri che ritagliano le silhouette dei portatori fieramente abbigliati nei loro severi costumi.

Per tutto questo Agnone si candida a Capitale Italiana della Cultura 2026 e lo fa con lo slogan Fuoco, dentro. Margine al centro. Il piccolo gioiello delle aree interne è la sorpresa di una storia densa e profonda, è l’orgoglio dei saperi e delle pratiche artigiane, agricole, pastorali, è la volontà di mantenere sempre acceso il fuoco sacro della laboriosità e della tradizione rendendole nutrimento di innovazione, inclusività, identità. Il margine si fa centro, guardando al futuro: un nuovo orizzonte per Agnone e per l’intero Molise. •