Il «centro di documentazione e valorizzazione delle identità regionali» proposto dalla F.I.T.P.

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In quanto animali sociali, gli uomini si riuniscono in comunità la cui base organizzativa è la famiglia. Ogni comunità elabora, in base all’ambiente in cui vive, un proprio patrimonio identitario che viene modificato secondo la dinamica storica realizzata quando entra in rapporto sia con la natura, sia con le comunità limitrofe con le quali ha contatti e scontri.

Così come si rileva in tutte le moderne nazioni derivate dalla Rivoluzione Francese, l’Italia storicamente ed antropologicamente è una realtà geografico-culturale nella quale sono presenti patrimoni identitari particolari tra di loro molto differenti che non sono statici, ma si adeguano autonomamente, in base alle proprie specificità, alle modificazioni economico-sociali e culturali delle diverse contingenze storiche. In tale processo di adeguamento, tuttavia, nella dinamica storica, si conservano più a lungo, diversi elementi identitari che costituiscono le basi grammaticali e sintattiche di un dato patrimonio culturale delle differenti comunità locali e regionali. Esempi significativi di tale processo di conservazione delle identità locali, infatti, in primo luogo si riscontrano nelle differenti parlate locali e nei cosiddetti «dialetti», definiti così secondo una classificazione glottologica ottocentesca per enfatizzare il primato della lingua nazionale, derivata dalla parlata toscana.

Da tale processo pertanto, nelle diverse realtà, si riscontrano patrimoni non solo delle biodiversità ambientali, ma anche i relativi patrimoni dei prodotti materiali e immateriali della cultura realizzati dagli uomini che storicamente hanno vissuto e vivono ancora nelle diverse comunità e regioni.

Per una sua tradizione storica molto articolata e complessa, l’Italia presenta una grande quantità e varietà di patrimoni culturali che diversificano e differenziano numerose identità regionali e locali.

Nelle diverse regioni italiane – così come si riscontra anche in altri Paesi – ogni comunità – ovvero ogni campanile – vuole distinguersi dalle comunità limitrofe per specificità identitarie; tale distinzione, inoltre, risulta ancora più forte per le comunità più lontane pur appartenenti allo stesso orizzonte regionale.

Da qui la complessa questione sull’identità culturale, ampiamente trattata negli studi antropologici. Tali studi sono giunti alla conclusione che le identità socio-culturali costituiscono status identificativi costantemente dinamici delle comunità che li adottano; tuttavia, in tale dinamica di trasformazione, soprattutto i prodotti materiali della cultura, definibili anche come beni del patrimonio materiale, tendono ad essere statici e a conservarsi per ciò che sono storicamente diventati: per esempio, i patrimoni archeologici e storico-artistici di una data zona hanno una loro caratterizzazione identitaria ben definita e, quindi, molto statica. In questo ambito di tempi lunghi di cambiamento si colloca tutto il patrimonio di cultura materiale storicamente realizzato dai diversi comparti dell’artigianato domestico e dei mestieri.

Invece, per quanto riguarda i patrimoni identitari da inserire nel quadro dei beni culturali immateriali nell’analisi di selezione sono necessarie attenzioni molto più caute, in quanto il rapporto sociale con gran parte dei singoli oggetti o fatti è ancora vitale (non è museificabile), quindi soggetto alla dinamica delle rifunzionalizzazioni. Per esempio, le feste, i canti popolari, le leggende, i balli popolari sono soggetti a continue rielaborazioni ed adattamenti di attualizzazione, sebbene siano da considerare beni identitari specifici delle diverse località e regioni in cui sono stati elaborati e quindi diffusi.

Dagli anni ’60 del secolo scorso la Federazione Italiana Tradizioni Popolari opera nel campo dei beni immateriali della cultura, in particolare, documentando, tutelando e valorizzando il patrimonio della cultura popolare e identitario delle diverse regioni italiane per quanto riguarda le feste, le tradizioni orali di canti e leggende, i balli, l’abbigliamento e gli ornamenti preziosi delle comunità dei gruppi folklorici affiliati.

Tale valorizzazione, in particolare, avviene in occasione di manifestazioni annualmente organizzate dalla Federazione e tramite viaggi all’estero compiuti dai gruppi per scambi culturali con gruppi di paesi di tutto il mondo. Nel quadro di queste esperienze la F.I.T.P. si propone di realizzazione un «CENTRO DI DOCUMENTAZIONE E VALORIZZAZIONE DELLE IDENTITÀ REGIONALI» con l’obiettivo di raccogliere i fondamentali elementi identitari sia della cultura materiale, sia di quella immateriale delle regioni italiane. In particolare, per la cultura materiale potranno essere raccolti, nel contesto dei relativi ambienti, tramite pannelli fotografici le immagini dei monumenti archeologici e storico-artistici presenti nelle diverse regioni; identica soluzione potrà essere seguita per documentare sia gli strumenti che i manufatti dell’artigianato domestico e dei mestieri della tradizione preindustriale. In entrambe le forme espositive, i diversi reperti saranno opportunamente presentati tramite pannelli esplicativi scientificamente precisi, ma facilmente comprensibili da fruitori non esperti sui vari settori. Tuttavia, dove sarà possibile, soprattutto nell’ambito dei prodotti materiali dell’artigianato contadino, si cercherà di recuperare manufatti originali da esporre con opportune leggende esplicative. In tutte le proposte espositive, la forma comunicativa curerà opportuni aspetti educativi e pedagogici per suscitare interessi tra i giovani.

Per quanto riguarda i patrimoni di cultura immateriale la raccolta ed esposizione dei reperti è più complessa, in quanto richiede più fasi e diversi ambiti di conservazione e di esposizione. In primo luogo, è indispensabile realizzare una biblioteca nella quale venga raccolta tutta la letteratura etno-antropologica apparsa sulle diverse regioni italiane a partire dall’Ottocento; questo patrimonio bibliografico costituirà la base di partenza per qualsiasi futura indagine sulle culture popolari italiane. Inoltre, costituirà un valido centro per gli studiosi che vorranno dedicarsi a problematiche etno-antropologiche del nostro Paese.

Alla biblioteca dovrà essere unita un’emeroteca, una diateca e una cineteca-videoteca nelle quali conservare documenti di antropologia visuale (fotografie, diapositive, documentari cinematografici e televisivi) utili a mostrare le realtà socio-culturali delle diverse regioni dell’Italia preindustriale. Tali documentazioni potranno essere presentate periodicamente per singola regione, con opportune scadenze, in base a particolari avvenimenti che ne richiameranno la presentazione.

In coincidenza di queste occasioni, pertanto, il Centro potrà organizzare mostre specifiche e convegni scientifici sulla cultura popolare della regione oggetto di esposizione.

Tali iniziative saranno motivo per evidenziare la ricchezza della varietà delle identità delle comunità italiane che, in questo modo, contrappongono il loro localismo al globalismo dell’attuale sistema economico-sociale, in cui gli uomini sono inclusi rischiando di essere soffocati in un’unica dimensione, nella quale si può perde la propria individualità.