La transumanza e l'Unesco

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La transumanza è il movimento stagionale di pastori e i loro animali in cerca di pascoli dalla montagna alla pianura così come dalle regioni interne e montuose ai grandi pascoli vicino alle coste. Questo sistema di allevamento è una delle forme più antiche di vita e di definizione di spazi e ambienti in molte diverse parti del mondo e con molte specie e animali diversi (pecore, mucche, cavalli, renne e così via). È un fenomeno risalente al periodo pre-romano in molte regioni europee e che è responsabile di una profonda modellatura dei territori e dei paesaggi (Bindi 2017). In Europa, così come in molte altre regioni rurali del mondo, troviamo gruppi di pastori ancora impegnati in questo tipo di attività con le loro regole particolari, i loro modi di vita, i loro sistemi di credenze. In Italia esiste una transumanza trasversale secolare dalle aree interne montuose dell’Appennino centro-meridionale (Abruzzo, Molise, Basilicata, Campania) alle coste e pianure della Puglia. Un’opposizione che il celebre economista Manlio Rossi Doria sintetizzò negli anni Cinquanta come la dinamica tra “osso” e “polpa” del Paese (Rossi Doria 1995). L’osso appenninico risulta, pertanto, come terra resiliente, come deposito di conoscenze, pratiche e storie fondamentali per il patrimonio di un Paese e alla radice stessa della sua coesione socio-culturale, la ragione stessa per rimanere nei luoghi, per non spopolarli – come ha ben descritto, negli ultimi anni Vito Teti nelle sue riflessioni sulla “restanza” contro la tentazione tardo moderna sempre più forte all’abbandono e alla destituzione di valore di queste aree interne del Paese (Teti 2014, 2016). Nella regione Molise, ad esempio, dove le tracce transumanti sono ancora riconoscibili anche se drammaticamente danneggiate dalle infrastrutture nonostante i divieti di costruire o coltivare, solo pochissime famiglie stanno ancora praticando la transumanza. È il caso dei Colantuono del Frosolone, una famiglia di allevatori di bovini che continuano a spostare le loro mandrie dalla montagna di Frosolone all’area pianeggiante di San Marco in Lamis, in Puglia.

Nel frattempo altre famiglie di pastori e pastori stanno riattivando transumanze su piccola e media scala direttamente collegate alle ricerche indirizzate loro dal nostro centro. Un caso interessante, infatti, è quello di Antonio Innamorato che ha rivitalizzato, con i suoi figli, l’antica pista transumante tra Campitello Matese e il sito archeologico di Sepino a partire da Settembre 2017.

È evidente che questo tipo di promozione e valorizzazione delle pratiche di transumanza pone molte preoccupazioni critiche: eccesso di sovraesposizione, relazione tra pratica concreta di allevamento e sua spettacolarizzazione, rischio di teatralizzazione e sfruttamento mediatico della pratica o di non adeguata tutela dei tracciati, degli edificati e dell’insieme dei beni immateriali e paesaggistici coinvolti.

Questi processi patrimoniali mettono in discussione il legame tra pratica locale, conservazione del paesaggio e patrimonio culturale, sollecitano criticamente il tema dei percorsi - religiosi, culturali, di fitness e benessere - che sono sempre più sostenuti e promossi a livello nazionale ed europeo come forme eccellenti di turismo sostenibile, sviluppo locale neo-endogeno e rafforzamento delle comunità specie delle regioni interne europee.

Sul campo
Dal 2008 Colantuono’s, un noto caseificio nella zona del Frosolone - una delle aree più interne della Regione Molise -, supportato dal Gruppo di azione locale, ha lanciato una campagna di rivitalizzazione della transumanza riproponendo il lento spostamento del bestiame lungo le tradizionali “autostrade verdi” da Frosolone in Molise a San Marco in Lamis in Puglia, un tracciato di 300 chilometri, già praticato dai loro antenati . In realtà la famiglia Colantuono e poche altre erano tra quelle che non avevano mai interrotto la pratica del tutto anche negli anni in cui la maggior parte degli allevatori continuava la pratica trasportando gli animali su ruota. Nell’ultimo decennio questa transumanza rivitalizzata è diventata un vero e proprio evento turistico e di promozione territoriale al quale molte associazioni locali, istituzioni pubbliche e cittadini privati partecipano.

Negli stessi anni attraverso il Gruppo di azione locale coinvolto in questo processo si è iniziato il lungo e tortuoso percorso che ha portato, dopo successivi affinamenti alla presentazione della Transumanza come movimento stagionale di uomini e animali nelle Alpi e nel Mediterraneo alla lista per il Patrimonio Immateriale dell’UNESCO. Il dossier è stato definitivamente presentato nel 2018 come rete di candidatura internazionale con Austria e Grecia, dal Ministero italiano dell’agricoltura, dell’alimentazione e delle foreste e ha ottenuto l’ambito e rilevante riconoscimento nel Dicembre 2019 (Bindi 2018).

Intorno a questo molte associazioni, Comuni, istituzioni di carattere locale e regionale si stanno ora muovendo per gestirne la delicata partita di visibilità. Si propongono percorsi di “turismo lento”, marchi d’area, rivisitazione di storie, tradizioni, canti, memorie nelle offerte che provengono da associazioni locali come “La Terra”, il “Tratturo Coast to Coast” o l’”Ecomuseo Itinerari Frentani”. Ci sono piccoli e grandi gruppi di escursionisti, cavalieri, motociclisti coinvolti in questi percorsi e molte persone coinvolte in eventi pubblici e cerimoniali legati alla transumanza che sono ancora presenti nei territori come le celebri Carresi (San Martino in Pensilis, Ururi, Portocannone e Chieuti), gare di carri trainati da buoi e sospinti da cavalli, processioni sacre come quella di San Pardo a Larino o di Santa Croce di Magliano e così via.

Il pastore transumante finisce per divenire, in una forma talora un po’ semplicistica e riduttiva, una sorta di icona dell’identità regionale, che ricorda un po’ ‘il Molise “ruralissimo” della rappresentazione fascista: “intenso nel sentire, ma sobrio nell’esprimersi”, come ebbe a scriverne Alberto Mario Cirese nella sua riflessione sull’identità molisana sviluppata insieme col padre Eugenio, celebre poeta dialettale molisano (La Lapa, 1955; Clemente-Fanelli 2013). All’Esposizione di Milano 2015 l’immagine di Carmelina Colantuono rappresentava simbolicamente la Regione. Questa scelta è stata in qualche modo significativa: Carmelina - spesso rappresentata nei media locali e nazionali come “la cow-girl del Molise” o come “un cavaliere nativo americano che si prende cura del suo bestiame durante il percorso”.

La sua immagine diviene ‘buona per pensare” l’immagine di una regione stretta tra identità rurale e pastorale e nuova potenziale destinazione turistica in cui pratiche antiche, rivitalizzate e patrimonializzate potrebbero rappresentare oggi il punto di partenza per uscire dalla perifericità e scarsa visibilità rispetto al mercato turistico nazionale e internazionale.

Le pratiche e i saperi della tradizione hanno un ruolo e un valore cruciale e delicato in questo processo di valorizzazione della transumanza come patrimonio culturale radicato nel territorio, ma al tempo stesso mobile, migrante e aperto alle contaminazione con altri popoli che quasi ovunque nel mondo hanno elaborato forme di transumanza e pascolo vagante (Bindi 2020). In questo senso per gli studiosi così per i custodi del patrimonio di tradizioni questo insieme di pratiche e saperi merita la massima cura e finisce per divenire una dimensione quasi metafisica dell’esistenza: mistero della interazione profonda e intima tra uomo e animale e di una forma di apprendistato dello sguardo e del mondo al ritmo del passo. Sapere il mondo attraverso i piedi (Tim Ingold, 2004, 2008).