Le feste invernali: Natale e Capodanno

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L'nverno è da sempre considerato dagli uomini un momento critico, non solo per le particolari situazioni climatiche che lo caratterizzano con le basse temperature, ma anche per le difficoltà operative che le piogge e le nevicate determinano insieme alla diminuzione delle ore di luce delle giornate, rispetto a quelle del periodo estivo. Tali situazioni oggettive, nelle differenti realtà culturali, hanno provocato il formarsi di apparati mitico-religiosi che potessero giustificare simbolicamente il fenomeno naturale. Nelle differenti realtà culturali, semitico e greco-romano prima, e in quello cristiano poi, storicamente sono state istituite specifici momenti festivi per contrassegnare e risolvere ritualmente le fasi critiche dell’inverno. In generale, si è fatto coincidere il momento del passaggio invernale, come sostiene Arnold Van Gennep, con la transizione da un anno all’altro, ovvero con il Capodanno.

In base a tale data sono stati istituiti, nelle differenti realtà culturali, specifici riti esorcistici per allontanare il male del passato e quindi altri riti propiziatori per auspicare il bene per il futuro. In seguito, con il diffondersi del Cristianesimo alla festa di Capodanno è stata connessa la festa di Natale, come momento che ricorda la nascita di Gesù. È noto che su questa istituzione esiste una vasta letteratura che, in questa sede, si dà per scontata, così come si tralascia il complesso problema della diffusione dell’Islam, a partire dal VII secolo d. C., in aria mediorientale e asiatica, in nordafricana e nella Penisola Iberica. Si accenna appena che la fede islamica, nella sua organizzazione del tempo, prevede particolari occasioni festive e rituali che, sul piano religioso, non coincidono con il calendario greco-romano-cristiano. 

Tuttavia, si deve precisare che, in tutte le culture, gli uomini da sempre si adattano ai luoghi in cui vivono misurandone le dimensioni per orientarsi sulle modalità di operare. Ma oltre alle misure degli spazi, per calcolare lo scorrere del tempo sia in se stessi, sia negli altri esseri viventi e nelle cose, essi si pongono la misura del continuum circolare dello stesso tempo, allo scopo di dare senso proprio ai limiti temporali della vita e stabilire i confini territoriali per definire la propria condizione esistenziale.

Tali esigenze hanno costituito la base per elaborare simboli e sistemi quantitativi e qualitativi validi a calcolare il tempo e lo spazio. Infatti, da qui partono le riflessioni e le relative considerazioni sull’alternarsi del giorno e della notte con il sorgere, tramontare e risorgere del sole, sull’alternarsi delle fasi lunari, sul succedersi costante delle stagioni, con la nascita, la morte e la rinascita continua della natura. Si è così constatato che spazio e tempo sono dimensioni circolari, in modo tale che l’inizio coincide con la fine, in un continuo ripetersi.

Nelle diverse culture, questa ripetitività circolare della «dimensione tempo» ha determinato l’elaborazione di sistemi calendariali tramite i quali codificare i principi e la fine delle fasi giornaliere, mensili e annuali, stabilendo con le grandi feste di Capodanno – nella nostra cultura cristiana anche con la festa di Natale – la costante rigenerazione annuale del tempo, dell’istituzione e scorrere della storia come fenomenologia della cultura.

Nella nostra tradizione mediterranea, come è noto, il calendario, ovvero la quantificazione del tempo dell’anno, e conseguentemente il Capodanno e il Natale, rispetto alle elaborazioni di altri contesti ambientali e culturali – si pensi soltanto alla realtà semitica del Capodanno ebraico, che coincide con l’autunno, oppure a quello indocinese che coincide con la primavera –, ha avuto una sua sistematizzazione storica che va dal calendario giuliano a quello gregoriano con la rielaborazione scientifica stabilita durante il Rinascimento con le precisazioni copernicane e galileiane.

Nell’antichità, le attenzioni astronomiche dello zoroastrismo, dell’induismo e degli Atzechi, per quanto riguarda la suddivisione del tempo, erano altrettanto puntuali per stabilire il momento della «grande festa», ovvero del Capodanno, inteso come momento di passaggio dalla fine di un tempo passato all’inizio di un tempo che comincia e si ritiene vada verso un futuro migliore. In tutte le culture e in tutte le latitudini, il Capodanno, pur essendo fissato in momenti stagionali tra loro differenti, costituisce un punto fermo, tramite il quale gli uomini determinano gli altri periodi e occasioni delle attività produttive e festive.

Per questo motivo, il Capodanno può essere considerato «la grande festa», in quanto su questa ricorrenza si basano tutte le altre feste che ciclicamente contrassegnano l’andamento del resto dell’anno, fino alla costante ripresa di un nuovo inizio di ciclo. Infatti, con questa festa si chiude una fase della nostra esistenza e se ne apre un’altra, verso la quale è necessario compiere auspici beneauguranti; come è noto, le forme rituali propiziatorie con le quali si definisce il passaggio da una situazione avvenuta ad un’altra da venire sono proiettate verso un futuro che preoccupa perché sconosciuto.

Da qui le credenze e le pratiche per auspicare la buona sorte futura. In ogni caso, la tradizione, in tutte le realtà culturali, stabilisce che si abbandoni il passato e si apra con propiziazione verso un futuro da considerare sempre migliore rispetto a ciò che è già stato, molto spesso giudicato in senso negativo.