Luigi M. Lombardi Satriani, un grande insegnamento

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Difficile parlare di Luigi senza enfatizzare quello che ci ha insegnato e l’insieme culturale che ha disegnato nella sua vita di studioso. Chi ha avuto il privilegio come chi scrive di essere scelta, attraverso l’incontro e la comunicazione intellettuale, dopo aver studiato sui suoi testi e aver ricevuto un pomeriggio di tanti anni fa una sua telefonata nella quale si qualificava e riferiva di aver letto le prime mie cose e averle trovate interessanti, può capire il grande dono ricevuto. Ogni incontro è stato una lezione, ogni concetto confutato con stile, ironia e grande sapienza, un maestro nel senso stretto del termine. Eppure sempre garbato nell’osservazione di qualche concetto non ben definito, in una comparazione un po’ squinternata nella quale, chi era neofita, poteva incorrere. Luigi ti faceva crescere, nelle nostre telefonate c’era sempre il commento all’ultimo libro che stava leggendo e che stavo leggendo e anche da lì traevo insegnamento. La sua grandezza si confermava nella fierezza di ascoltare una tua comunicazione ad un convegno, contento di avere discepoli che lui lasciava camminare da soli. Non ho seguito la carriera accademica stabilizzata che mi avrebbe portato sicuramente lontano da casa, ma solo contrattuale, per i motivi che lui conosceva e rispettava tanto da voler comunque togliermi dal silenzio della provincia (era una sua affermazione) e ci è riuscito, ci siamo riusciti. Non sono mai stata a San Costantino di Briatico, nonostante i suoi reiterati inviti, ma conosco casa sua dalle pagine di De Sanguine (Meltemi 2000) dove nelle Stanze della Memoria descrive una dopo l’altra le zone di una residenza baronale del Mezzogiorno italiano. Mi accorgevo che era in Calabria del tono di voce che aveva: gioioso e pieno e io, da abruzzese, lo intendevo subito. L’appuntamento per il Premio Scanno, lui presidente della sezione Antropologia e Tradizioni popolari, io prima come vincitrice e poi come giurata, lo preventivava già da marzo e la consultazione e confutazione dei testi apriva un altro contatto per essere pronti a settembre. Il 2019 è stato il nostro ultimo appuntamento in terra abruzzese dove era venuto tante volte per presentare i miei libri e per partecipare a convegni e seminari nelle Università. Nella memoria scorrono ricordi di un lunghissimo viaggio con la sua macchina da Lamezia Terme a Caulonia per un convegno e lui fiero di accogliermi nella sua terra o di interminabili ore passate all’aeroporto di Genova per un ritardo nelle quali cominciammo a parlare di cibo e non c’era nulla da mangiare con suo grande diniego, per non dire altro. Tutti quelli che hanno seguito la sua scuola e la sua personalità, il suo carattere fermo e severo, ora si sentono orfani; siamo come scolari sparsi in una classe che abbraccia tante regioni d’Italia e tante nazioni ma ci riconosciamo e, come lui diceva fino a quando ci sarà qualcuno che parla o legge di me, io ci sarò. Ci sei maestro e per un tempo infinito.