Settimana Santa e Pasqua in alcune comunità dell'istmo de Catanzaro

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Sebbene i riti della Quaresima e della Pasqua si somiglino tutti per il fondo comune che li riporta alla tradizione evangelica, di regione in regione, secondo lo spirito e le usanze, rivelano caratteristiche differenti.

Fino alla metà del secolo scorso, nell’istmo di Catanzaro, nella fantasia popolare la Quaresima veniva immaginata come una vecchia stecchita che veniva accolta con filastrocche ingiuriose. Per esempio, a Cortale (CZ), era stata elaborata questa frase: «Corajìsima pilata/jìu mu lava la vucata/li pigghjìau na freve maligna/Corajìsima con la tigna» (Quaresima senza capelli/è andata a lavare il bucato/ha contratto una febbre maligna/Quaresima con la tigna). Ecco altre frasi che definiscono e caratterizzano la Quaresima nelle differenti comunità; a Girifalco (CZ): «Corajìsima mpinnata/jìu mu facia a vucata/l’affruntau nu cavaliari/li minau cu lu bicchiari/lu bicchiari si ruppiu lu cavaliari sinda jìu» (Quaresima con le penne/è andata a lavare il bucato/ha incontrato un cavaliere/l’ha picchiato con il bicchiere/il bicchiere si è rotto/ il cavaliere se n’ è andato); a Squillace (CZ): «Corajìsima è venuta/u si mangia pana e lattuca/a lattuca li ficia mala/ bene meu Pasqua e Natala». (Quaresima è venuta/per mangiare pane e lattuga/la lattuga le ha fatto male/ mia soddisfazione Pasqua e Natale); a San Pietro a Maida (CZ): «Corajìsima a la bardascia / chi non dassa ficu a la cascia / e mancu a lu casciune / Corajìsima a lu bardune» (Quaresima, ragazzaccia, / che non lascia fichi nella cassa piccola / e neppure in quella grande (dove di solito si conservava il grano) / Quaresima, caprona). Quest’ultimo aggettivo è in pratica ancora in uso tanto che nel linguaggio corrente si dice pare Corajìsima (sembra Quaresime) per indicare una persona magra, brutta e dai modi sgradevoli.

La Quaresima ha come emblema una pupattola vestita a lutto che fra le approssimative mani regge la canocchia e il fuso, che rammentano lo scorrere del tempo raccontato nel mito delle Parche. Sulla testa o ai piedi ha un’arancia selvatica o una patata o un limone, con infilate sette penne di gallina. I primi costituiscono simbolo, nel gergo popolare, del sesso femminile; nel passato, inoltre, ricordavano l’astinenza temporanea dai rapporti sessuali e le seconde le sette settimane quaresimali. L’avvicinarsi della Pasqua, infatti, ancora oggi è scandito proprio dal togliere dalla bambola una penna per ogni domenica.

Nella domenica delle Palme, anticamente chiamata della frasca, come testimonia l’adagio Non è Pasqua ma domenica de frasca (non è Pasqua ma domenica delle Palme), portando in chiesa grossi rami di ulivo carichi i contadini usavano dire Parma vagnata gregna carricata. L’epiteto che richiamava alla credenza metereologica, per la quale in caso di pioggia nella domenica delle Palme si pronosticava un buon raccolto. Per buon auspicio, oggi come ieri, i rametti benedetti sono distribuiti ad amici e parenti che li appendono al capezzale. In particolare, nelle comunità della costa ionica i rami d’ulivo sono posti a ornamento delle croci in ferro del Calvario e delle nicchie votive.

Come è noto si tratta di ritualità che probabilmente rimandano al rito dell’iresione, ovvero il ramo di alloro o di ulivo carico delle primizie del raccolto, che gli antichi Greci, durante le Pianepsie, offrivano al dio Apollo e che, in segno di protezione, appendevano alle porte delle loro case. La ritualità greca, in particolare quella bizantina, si riscontra anche il Giovedì Santo nell’allestimento dei sepolcri di Cristo. L’uso di far germogliare cerali e legumi al buio in larghi vasi, infatti, come è noto era ampiamente praticato dalle donne greche e fenice che, per propiziarsi il favore del dio Adone, portavano al tempio del dio i germogli coltivati durante l’inverno.

Nel Venerdì Santo si svolgono le consuete processioni dai tradizionali lamenti funebri e dal rimbombare delle troccole che, a secondo dei paesi, accompagnano l’incedere processionale della Naca, ovvero la bara del Cristo morto; in altre comunità dei Mistiari, simulacri raffiguranti la Flagellazione, la Crocifissione e le Marie.

La Resurrezione di Cristo, ancora oggi, è scandita dall’usanza di far togliere al componente più giovane della famiglia l’ultima penna della Corajìsima. Fino agli anni Cinquanta del secolo scorso quest’operazione avveniva il sabato mattina quando sonava la Gloria, e come rammenta il detto, Niasci tu, sarda siccata,/mu trasu eu, la ricrjiata/ mu cunsulu sti zitiari/cu sti belli cuzzupjari; questo annuncio permetteva ai bambini di mangiare i dolci pasquali. Tra i dolci tipici, oltre alla cuzzupa, si usa preparare le nipitiajri e il lumericchiu. Le nipitiajri o nepitelle, il cui termine deriva dal latino «nepitedum» (palpebra degli occhi), in quanto questi dolci hanno una forma che ricorda quella degli occhi.

Ecco gli ingredienti: l’impasto è preparato con farina, zucchero, latte, olio, uova e lievito madre, e il ripieno è fatto con mostarda (marmellata di uva fragola), noci, uva passa e zucchero. Il lumericchiu o fragune rievoca i «lichnarakia», dolci greci pasquali proprio a forma di lampada. Fragune probabilmente deriva dal latino «flado» che significa sfornato, focaccia di forma circolare. Gli ingredienti necessari per l’impasto sono: farina, acqua, olio, sale e lievito madre, mentre il ripieno è composto da ricotta, uova e sale. Lo stesso impasto è usato per fare le cassate, che si differenziano per la forma chiusa e per la sostituzione del sale con lo zucchero nel ripieno. Queste ultime, in alcuni paesi, sono anche chiamate chinulille o chinuliddre.

Lo scenario della Pasqua termina con l’Affruntata o la Cumprunta, ovvero l’incontro tra Cristo e la Madonna, spesso con la presenza di san Giovanni o san Michele che fa da spola tra i due simulacri. Nel momento culminante della rappresentazione, la Mater dolorosa alla vista del Cristo Risorto lascia cadere il manto nero del lutto e i cortei delle due statue si uniscono. La comunità di Girifalco costituisce un unico esempio di Cumprunta dove ci sono quattro statue: Madonna, Maddalena, Cristo risorto e san Giovanni evangelista.